I'D LIKE TO GIVE MY LIFE FOR YOU...
Era un noioso pomeriggio di settembre. Io e Akamaru ci stavamo allenando sugli alberi, sotto gli sguardi attenti di Shino e Hinata. Tutti sanno che non perdo occasione per mettermi in mostra, e che sono uno spaccone, ma sentire gli occhi della ragazza incollati a me mi metteva comunque un po’ di nervoso.
Decisi di non pensarci più e mi rivolsi nuovamente ad Akamaru.
“bravissimo Akamaru…ora triplo avvitamento!” il cane iniziò a girare su sé stesso sempre più velocemente. Sorrisi compiaciuto e girai la testa verso Hinata. Mi stava osservando, rossa come suo solito e giocherellava con le dita. Il mio sorriso si fece ancora più vasto… era così dolce…scossi la testa come per mandare via quei pensieri e ritornai al mio allenamento.
Ci allenammo fino a sera, e quando finalmente la smettemmo eravamo entrambi sfiniti. Akamaru si accasciò a terra e prese a dormire. Io invece mi appoggiai ad un albero, stremato.
“complimenti Kiba-kun…sei davvero forte…” mi disse Hinata, con uno di quei suoi bellissimi sorrisi. Io arrossii. “grazie…” risposi, fissando per terra. <<ma che mi prende? Perché sono così nervoso?>> pensai, accorgendomi che ero teso come le corde di una chitarra.
“è vero…tu e Akamaru formate una splendida coppia” acconsentì Shino, accovacciandosi per studiare attentamente un insetto ma rivolgendosi a me. Riingraziai ancora una volta, poi lui si alzò.
“beh io ora devo andare, mio padre mi starà cercando. Ci vediamo domani.” Disse, e iniziò ad allontanarsi. Io e Hinata lo salutammo e lui ci rispose con un cenno della mano.
“ahi!” esclamai. Non me ne ero accorto, ma durante l’allenamento mi ero tagliato strusciando contro un ramo e ora il braccio sinistro sanguinava. “accidenti…” mormorai stringendo i denti. Il taglio era lungo quasi come il braccio e abbastanza profondo.
Hinata, accortasi della mia ferita, tirò fuori dalla tasca del suo giubbotto delle bende.
“Aspetta, ti fascio il braccio...” mi disse dolcemente, sedendosi di fronte a me e iniziando a medicare il taglio.
“Gra…grazie…” riuscii a dire. Non riuscivo a crederci… la mia compagna di squadra era li’ di fronte a me, i nostri visi erano a cinque centimetri di distanza…una cosa che accadeva almeno una volta al giorno, da sei anni, ormai avrei dovuto esserci abituato…invece ero rosso dalla testa ai piedi e il mio cuore batteva a mille all’ora. Quand’ ebbe finito di avvolgere le bende attorno al mio braccio, Hinata alzò lo sguardo e mi guardò dritto negli occhi. Avrei voluto morire. Avrei voluto scappare. Sentivo che se fossi rimasto lì ancora qualche minuto non avrei resistito e le sarei saltato addosso, perciò mi alzai in piedi di scatto.
“ehm…è tardi, non pensi?” balbettai tutto d’un fiato. Sembravo lei versione maschile.
“oh, ce…certo. È meglio che io vada, si…” disse lei fissando la punta dei suoi piedi. Ci salutammo e ognuno andò per la propria strada. <<maledizione…>> pensai dando un calcio ad un sasso lì per terra. <<cosa diavolo sto facendo?>> Senza nemmeno riflettere, mi voltai velocemente e prima che lei scomparisse da dietro la collina, iniziai a rincorrerla. Quando l’ebbi raggiunta…
“Kiba-kun? Cosa…” mi disse arrossendo.
“ti…ti accompagno!” ansimai. E così facemmo la strada insieme, parlando del più e del meno. Avrei voluto che quel momento durasse per sempre, ma dopo circa un quarto d’ora arrivammo senza neanche accorgercene a Villa Hyuga.
“io sono arrivata…grazie mille per avermi accompagnato…” mi ringraziò facendo un piccolo inchino. Era più forte di me… più la guardavo e più avrei voluto stringerla a me. Imbarazzato, iniziai a grattarmi la nuca.
“eh eh…figuarati, è stato un piacere…” dissi ridendo. Quando lei entrò in casa, io rimasi fermo. Desideravo ardentemente che lei uscisse di nuovo…cosa avrei dato per rivedere il suo viso… ancora una volta…feci retromarcia e m’incamminai verso casa mia.
Entrai in casa. Hanabi mi corse incontro e iniziò a sottopormi al suo solito terzo grado.
“dove sei stata? Cos’hai fatto? Con chi sei stata? Perché sei uscita?” sospirai esasperata e spostai mia sorella, in modo da poter salire in camera mia. “niente Hanabi…affari miei” risposi evasiva. Mentre camminavo verso le scale, venni di nuovo interrotta da mio padre.
“cos’hai fatto?” mi chiese guardandomi severo. Ci mancava solo più lui. Non ne potevo più dei suoi continui insulti, e delle sue continue sgridate. “sono stata con Kiba…” sussurai. Temevo la sua risposta…non avevo il coraggio di guardarlo in faccia. Non l’avevo mai avuto.
“invece che allenarti, tu stai con i tuoi amichetti. E tu dovresti essere la principessa degli Hyuga? Non sei degna di portare questo nome.” Mi disse lui. E se ne andò, lasciandomi sola in mezzo al corridoio. Contro la mia volontà, iniziai a piangere e corsi subito in camera, chiudendo la porta a chiave. Sempre la stessa storia. Mi buttai sul letto, e le lacrime inzupparono il mio cuscino. Mi raggomitolai come un gatto… nonostante tutte le parole d’incoraggiamento che mi diceva sempre Kiba…continuavo a non essere nulla. Ero destinata a rimanere una perdente? Questa domanda mi tormentava, non smisi un attimo di pensarci. Non scesi per cena, continuavo a ripetermi la parola “perdente” tra me e me. Non riuscivo ad addormentarmi: a mezzanotte ero ancora sveglia…e un sasso colpì il vetro della mia finestra.
<<cosa??>> pensai. Scesi dal letto e corsi ad affacciarmi alla finestra. Era Kiba. Il mio cuore iniziò a battere forte, e il rossore iniziò a disegnarsi sul mio viso.
“Kiba? Cosa ci fai qui a quest’ora??” bisbigliai. Kiba alzò le spalle e indicò Akamaru.
“una passegiata notturna con Akamaru…ti va di venire con noi?” bisbigliò lui. Una parte di me voleva seguirlo con tutta l’anima, e un’altra aveva paura della reazione di mio padre, se fosse venuto a saperlo.
“ma…come faccio a…” sussurrai, guardandomi attorno nervosamente. Avevo paura che qualcuno mi stesse spiando…
“avanti, scendi, non lo saprà nessuno! Salta, ti prendo io!” rispose Kiba, tendendo le braccia. <<kiba-kun…>> pensai, timorosa. Mi feci coraggio e salii sul davanzale.
“ti prego, prendimi…” bisbigliai con voce tremante. Lui scoppiò a ridere. “ovvio che ti prendo…non sono mica scemo! Avanti, vai!” inspirai profondamente…e saltai. Atterrai tra le braccia dell’Inuzuka. Lo guardai negli occhi… e sorrisi, colma di felicità.
Quel sorriso per poco non mi fece sciogliere. Avevo la ragazza dei miei sogni tra le braccia… la feci scendere a terra delicatamente, e insieme ci allontanammo furtivi, con Akamaru che ci seguiva fedele. Iniziammo di nuovo a chiaccherare…ma lei sembrava strana, e notai che aveva le guance rosse pe ril pianto.
“è successo qualcosa?” chiesi dolcemente, mettendole un braccio sulla schiena. Hinata sobbalzò. Ci avevo azzeccato. “le solite litigate con mio padre…” disse dopo un po’ ti tempo. Strinsi i pugni per la rabbia…avrei voluto uccidere quell’uomo. Però Hinata sorrise. “parliamo d’altro, ti va?” disse. Annuii. Quello era il momento giusto per farmi avanti.
“ehi hinata, ascolta…ecco, beh…c’è un motivo…per cui ti ho chiesto di fare una passeggiata con me…” la ragazza mi guardò con aria interrogativa. “cioè?” chiese. Volevo continuare, ma le parole mi si erano bloccate in gola…”ecco, io…ci tenevo a dirti che…uhm…” ma non feci in tempo a finire la frase, perché Akamaru abbaiò in direzione di un cespuglio là vicino. Ci girammo per scoprire il motivo…e un kunai uscì dalle fronde dritto in direzione Hinata.
Quando il kunai era ormai a pochi centrimetri da Hinata, mi parai davanti a lei, venendo colpito alla spalla destra. Mi sfilai velocemente l’arma dal corpo. La ferita non era molto profonda, ma la vista cominciava ad annebiarsi e il dolore era lancinante. Mi accasciai a terra.
“KIBA!!” sentii Hinata gridare. S’inginocchiò vicino a me e mi sollevò la testa. Usò il byakugan per controllare la ferita…ed impallidì. Le lacrime ripresero a scenderle.
“Kiba tu…devi…devi essere subito curato… do…dobbiamo muoverci!” balbettò la mia amica, terrorizzata. Io riuscivo a malapena a tenere gli occhi aperti, ma riuscii a dire: “cosa…anf…cosa vuo…vuoi dire, Hinata? Ahf…cosa mi…anf…cosa mi succede?” la paura mi aveva invaso completamente…Hinata mi accarezzò.
“c’è…c’è del veleno nella tua spalla… dobbiamo muoverci…dobbiamo andarcene da qui!” singhiozzò. Io sgranai gli occhi. Le forze mi stavano abbandonando… presi la mano della ragazza. “Hinata…non voglio…non voglio morire…io…” volevo continuare, ma persi i sensi. Hinata mi scuotè un po’, ma era inutile. Il veleno si stava propagando nel mio corpo, e io non riuscivo a svegliarmi.
Presi Kiba e lo portai al sicuro, poi estrassi degli shuriken e mi misi in posizione d’attacco. Non sapevo esattamente che cosa stavo facendo, ma il desiderio di proteggere il mio compagno era più forte di qualsiasi altra cosa. “esci fuori bastardo!!” esclamai. Nessuno si mosse. Usai nuovamente il byakugan e vidi due uomini nascosti dietro il cespuglio da cui prima era uscito il kunai. Lanciai gli shuriken, ma i due li evitarono con facilità. Usare le armi normali sarebbe stato inutile…avrei usato lo stile di combattimento degli Hyuga. Mentre mi preparavo però venni afferrata per le spalle da un terzo uomo che prima non avevo visto. La sua stretta era fortissima e per quanto cercassi di liberarmi lui non mi lasciava andare. Osservai il suo coprifronte…come sospettavo era del villaggio del suono.
“tu ora vieni con me…” mi disse con voce malvagia. “NO!!” urlai disperata. Diedi uno strattone con il braccio…e sentii un dolore atroce…questo si era rotto! “Aaaaargh!!” Ma a cosa serviva urlare? Non mi avrebbe sentito nessuno…
“LASCIALA!” urlò una voce. Un ragazzo aveva afferrato il braccio dell’uomo e mi aveva permesso di scappare. “Hinata vattene!!” continuò. Guardai meglio…era Neji! Mio cugino mi stava proteggendo…non l’aveva mai fatto prima. Mise fuori gioco l’avversario in meno di cinque minuti e mi spinse verso la villa.
“aspetta!” gridai, tornando indietro e inginocchiandomi vicino a Kiba. “Kiba…è stato colpito da un kunai avvelenato per proteggermi…ti prego Neji portiamolo a casa…lui non può…non deve morire…” dissi piangendo. Mio cugino mi guardò severo. Non riusciva proprio a capire cosa significasse Kiba per me?
“perché vuoi tanto salvare la vita di quel ragazzo?” mi chiese accovacciandosi vicino a me. Già…perché volevo salvarlo? Strinsi i pugni. “perché…” singhiozzai. “Neji io lo amo…” Neji continuò a fissarmi severo…ma poi il suo sguardo si addolcì e prese Kiba sulle spalle. Io sorrisi tra le lacrime.
“e comunque anche tu sei ferita…” mi disse. Ero così concentrata su Kiba che il dolore al braccio me lo ero completamente dimenticato. Però adesso che lui me l’aveva ricordato, cominciò a farsi sentire di nuovo.
“non è importante…pensiamo a salvare Kiba adesso…” dissi. Neji annuì e insieme iniziammo a correre verso la Villa.
Mi risvegliai su un letto, all’alba. Non era un letto d’ospedale…mi misi a sedere ancora un po’ intontito e mi guardai attorno. Non ricordavo molto di ciò che era successo…però quella casa mi sembrava familiare… Possibile? Si, quella era proprio Villa Hyuga! Nel letto accanto a me c’era Hinata. Stava dormendo tranquilla…mi accorsi che aveva un braccio ingessato. Che idiota che ero stato…non ero stato capace di difendere la persona per me più importante. <<scusami, Hinata…>> pensai. Rimanei in silenzio ad osservarla per dieci minuti buoni, poi la porta della stanza si socchiuse ed entrò Neji.
“sei già sevglio…” mormorò, con il suo sguardo gelido. Lo fissai…
“sono riuscito ad estrarre il veleno dal tuo corpo per miracolo…potresti almeno ringraziarmi.” E così era stato lui…se non fosse stato per lui sarei sicuramente morto. Annuii. “grazie…” sussurrai. Mi costava pronunciare quella parola. Non avevo dimenticato quello che aveva fatto ad Hinata alle eliminatorie dell’Esame di Selezione dei Chunin…però forse Neji non era così antipatico come pensava…dopotutto mi aveva salvato la vita.
“ma si può sapere come ti è saltato in mente??!!” mi urlò contro. “ti rendi conto che per colpa tua Hinata pteva morire? Tu e le tue passeggiate notturne!!” Lo guardai furioso, però dovetti ammettere che aveva ragione. Se io non l’avessi chiamata, tutto questo non sarebbe successo. Abbassai lo sguardo.
“mi dispiace…” sussurrai. Non volevo iniziare a piangere proprio davanti a Neji Hyuga…
“comunque…so che tu hai rischiato la tua vita per proteggerla…” continuò lui. Arrossii. “perché lo hai fatto?” mi chiese.
Hinata proprio in quel momento si svegliò…socchiuse gli occhi e sentì che io e suo cugino eravamo immersi in una discussione. Pensò che forse non era il caso di interromperci e fece finta di continuare a dormire.
“perché la amo...” dissi, ignaro di tutto. Hinata arrossì e si mise a sedere di soprassalto.
“cosa??”.
Mi alzai di soprassalto e mi voltai rossissima verso Kiba. Non riuscivo a credere a quello che aveva detto. Neji capiì che era d’impiccio e si alzò educatamente, dirigendosi verso la porta.
“beh, immagino che vogliate stare da soli…quindi tolgo il disturbo.” Detto questo uscì, lasciandosi dietro un silenzio di tomba. Eravamo entrambi imbarazzatissimi come non lo eravamo mai stati. Ci alzammo in piedi e ci dirigemmo il più lontano possibile l’uno dall’altra… Presi a giocherellare con i polpastrelli delle dita. Non sapevo cosa dire…
“Hinata…” iniziò a dire Kiba. Sobbalzai di nuovo e facendo finta di niente mi voltai verso di lui, sudando come un beduino. “ehm…s…sii??” balbettai. Mi dispiaceva non avere sottomano un pugnale…mi sarei uccisa subito per la vergogna!!
“eh…que…quello che ho a…appena det…to…ha…hai sent…ito v-vero?” dissi. Accidenti all’amore e alla mia testaccia vuota! Avrei dovuto assicurarmi che Hinata stesse dormendo prima di rivelare così i miei sentimenti per lei…ma cos’avevo nella testa? Aria?? <<che domanda idiota>> pensai <<ovvio che ha sentito!>> lei spostò lo sguardo e iniziò a fissare la porta della stanza. Non sapevo chi dei due era più rosso…
“beh…ecco…io…si…” mi rispose, continuando a osservare la porta. Avvampai. Ero rosso fuoco e avevo un caldo terribile. Lei si guardava tutt’intorno… Io invece guardavo lei. Cercavo di nascondere il mio imbarazzo dietro la mia solita aria da spaccone come facevo sempre, ma in quel momento non mi riusciva molto bene. Mi feci aria con la mano.
“ehm…a questo proposito, io…uhm…” continuai. Hinata si girò di nuovo verso di me. <<maledizione! Già così è difficile, ma sentirsi il suo sguardo addosso…>> pensai in preda al panico. Inspirai ed espirai lentamente. “ecco… ti amo…nel senso che ti voglio bene e…ecco…non in quel senso…” dissi.
Lei si intristì e fissò la punta dei suoi piedi. Stava iniziando a piangere ma non lo voleva dare a vedere. Mi presi a schiaffi e mi maledissi da solo. <<ma che diamine sto dicendo???>> di nuovo, inspirai ed espirai per farmi coraggio. Presi fiato…mi dissi tre o quattro paroline d’incoraggiamento…e sputai il rospo.
“no, no, riavvolgi. Io ti amo sul serio Hinata…non ti voglio semplicemente bene. Tu per me sei più che un’amica…quando ti rivolgevi a Naruto arrossendo impazzivo d’invidia e prima, quando ti ho protetta…l’ho fatto perché io tengo a te più di ogni altra cosa al mondo…ma non sono staco capace di dimostrartelo.” Rimasi in silenzio in attesa della sua risposta. Il cuore mi batteva più forte che mai…avrebbe detto di no, ne ero certo. insomma, ormai tutti al villaggio sapevano che le piaceva Naruto…che possibilità avevo io? Per lei io sono più che altro un fratello…siccome lei non rispondeva, abbassai lo sguardo e feci per andarmene, ma lei mi saltò addosso abbracciandomi. Cademmo entrambi all’indietro sul letto, ancora abbracciati. Io ero sopra di lei e ormai temevo che sarei esploso da un momento all’altro. I nostri visi ormai erano a poco più di un centimetro di distanza!
“Hi…Hinata…” sussurrai. Lei mi guardò, con i suoi occhioni bianchi.
“ti amo anche io, Kiba…” mi disse. A quel punto non resistetti più. Appoggiai le mie labbre alle sue…e la baciai. Avrei voluto stare così per tutta la vita. Dopo un po’ mi spostai da sopra il suo corpo e mi stesi di fianco a lei. Hinata si raggomitolò di fianco a me e io le accarezzai la testa.
<<ma sta succedendo davvero?>> pensai, scoppiando di felicità. Da fuori si sentì il rombo di un tuono. Stava iniziando un temporale…
“ah!!” esclamò Hinata, mettendosi a sedere. Mi ricordai che aveva sempre avuto paura dei tuoni…
“un tuono?” disse, mettendosi una mano sulla bocca. Io ero ancora disteso, immobile.
“tu hai sempre avuto paura dei tuoni, vero?” chiesi, girando la testa verso di lei. Hinata annuì, terrorizzata. Certo che era strano. Non aveva paura di affrontare ninja nemici ma aveva paura di un semplice tuono. Alzai la mano e le feci segno di venire.
“vieni, allora.” Dissi. Lei mi guardò interrogativa…poi sorrise e si stese di nuovo vicino a me, aggrappandosi alla mia felpa. Eravamo così vicini…<<dentro la mia testa…>> pensai, guardandola. Aveva chiuso gli occhi…sorrideva ancora, e ogni volta che sentiva il rombo dei tuoni mi stringeva a lei ancora più forte. <<…sento solo un suono riecheggiare…>> lei respirò profondamente. <<…il suono del suo respiro.>> conclusi. Lei socchiuse gli occhi e mi sorprese ad osservarla. Arrossii di nuovo.
“fa caldo…” disse. In effetti era vero. in quella casa c’era una temperatura pazzesca ma entrambi avevamo degli indumenti invernali. Adesso che me lo faceva notare sudavo da matti…
“Hina…” cominciai, ma mi bloccai immediatamente. Lei aveva iniziato a tirarmi giù la zip della felpa.
“COS…” riprovai, ma di nuovo non riuscii a finire. La guardai. Aveva l’indice appoggiato sulle labbra, nel segno di fare silenzio. Per tutta risposta iniziai a tirare giù la sua zip. Eravamo rimasti in t-shirt.
Lei mi baciò di nuovo, e io la strinsi forte a me. Sarebbe stata mia per sempre. Io l’avrei protetta, l’avrei abbracciata, l’avrei baciata. l’avrei consolata e rassicurata, l’avrei fatta ridere e io l’avrei fatta sorridere…da quel momento in poi lei sarebbe stata mia, mia e di nessun altro. Ero talmente immerso nei miei pensieri che non mi accorsi che mi aveva sfilato anche la t-shirt… stavo per tirare giù le spalline della sua canottierina, ma mi fermai.
“ma sta accadendo sul serio?” chiesi, più che ad Hinata a me stesso. Hinata mi guardò intimidita…non avrei mai pensato che lei sarebbe stata capace di fare una cosa simile…sbuffai. “uff…proprio quando arriva il momento che aspetto da tanto…mi faccio delle paranoie assurde.” Dissi scherzosamente. Hinata sghignazzò e mi abbracciò di nuovo.
“ti amo, Hinata…”
THE END